Il Dott. Roberto De Luca è dietista dal 2008 e riceve nel suo studio di Terni. Aleryc Digital Studio ne ha progettato il sito da zero partendo da lui e non dal settore: la frase ricorrente con cui spiega il suo lavoro ha dato forma alla prima schermata, i disegni a matita che fa sugli schemi dei pazienti sono diventati il linguaggio di tutto il sito, il metodo si sfoglia su una riproduzione dell’agenda su cui segna gli appuntamenti, e l’ensō, il cerchio zen che abbiamo progettato come suo logo e marchio, viene dalla filosofia delle arti marziali in cui crede.
Il sito che ci si aspetta.
Il sito di un dietista si riconosce prima ancora di leggerlo. Verde e bianco, frutta fotografata su fondo chiaro, un metro da sarta, un elenco di diete, qualche promessa di chili in meno. Non sono scelte sbagliate in sé, ma si assomigliano tutte e dicono poco della persona che si incontrerà.
Il Dott. De Luca non lavora così. Davanti a lui si siedono sportivi e ballerine, donne in gravidanza, bambini, anziani con patologie, persone con un disturbo alimentare. Il suo lavoro comincia da una conversazione, e il piano alimentare arriva dopo. Un sito da catalogo avrebbe tradito proprio questo, quindi la prima domanda non è stata quale aspetto dare a un dietista, ma chi fosse questo dietista.
Prima di disegnare, ascoltare.
Il materiale di partenza erano le sue parole e le sue cose. Una sua frase: i disturbi del comportamento alimentare sono la punta dell’iceberg di una serie di traumi irrisolti. Gli appunti su quella che chiama dieta relazionale. L’agenda su cui segna gli appuntamenti. Una prima vita da medico veterinario, un kit alimentare di sopravvivenza in mare formulato con la Marina Militare, il kart, la moto, il kung fu e il jiu-jitsu.
E un dettaglio piccolo, che ha cambiato tutto: sugli schemi che consegna ai pazienti disegna a matita figurine giocose, spesso senza staccare la punta dal foglio.
Le strade lasciate indietro.
Non ci si è arrivati subito. La prima idea era entrare nel suo studio: un corridoio, una porta socchiusa, lui alla scrivania che alza lo sguardo. Mostrava un luogo, non un modo di pensare, e si è fermata lì. Sono venute poi immagini più emotive, come un vaso ricomposto con l’oro, un ritratto fatto di frutta, un ricordo d’infanzia dentro una tazza, e altre più dirette, come una bilancia, una melagrana, un piatto che si compone.
Alcune erano impersonali, altre troppo filosofiche. Serviva un’immagine che chiunque collegasse subito alla professione e che potesse appartenere soltanto a lui. Era già nei suoi fogli: una matita che disegna.

L’iceberg: una mela che è solo la punta.
La prima schermata è una scrivania di noce vista dall’alto, con l’agenda del dottore aperta e una matita posata accanto. Si scorre, l’inquadratura scende sulla pagina e la matita comincia a tracciare, senza che si veda mai la mano: una mela, poi la linea dell’acqua. La mela è la punta di un iceberg. Sotto la superficie compaiono un volto e un cuore, in cima alla pagina le sue parole si scrivono a matita e poi si cancellano, l’acquerello colora il mare e quel blu diventa la pagina successiva, dove si legge la sua frase.
È il suo pensiero tradotto in un gesto: quello che si vede è il cibo, ma il cibo è solo la punta. Per arrivare a quella mela sono stati provati venti disegni. Il segno segue lo scorrimento e compare esattamente dove passa la punta: chi legge non guarda un’illustrazione, la fa nascere scendendo nella pagina.
Un solo tratto, dall’inizio alla fine.
Da quel gesto è nata la regola di tutto il sito: ogni disegno è a matita, con lo stesso tratto, e procede a linea continua, come sugli schemi del dottore. In «Chi seguo» ogni voce ha il suo foglio di carta ruvida: sportivi e agonisti, gravidanza, allattamento, disturbi alimentari, obesità e patologie, pediatria, geriatria. La matita disegna mentre si scorre, poi arriva il colore dell’acquerello, che può essere impreciso e uscire dal segno come fa un pennello.
I soggetti sono stati scelti uno per uno e rivisti finché i profili non sono risultati armoniosi. Chi legge cerca se stesso in quell’elenco e trova una figura a matita al posto di una foto di repertorio: è un primo assaggio della cura che ritroverà sul foglio del suo schema.

Il metodo si sfoglia.
Un percorso di cura non si riassume in un elenco puntato. Per questo il metodo si sfoglia sull’agenda della prima schermata, che riproduce quella vera del dottore, su cui segna gli appuntamenti: ascolto, misure e peso, bioimpedenza, schema su misura, autonomia. Una pagina per passo, e la pagina gira davvero, con lo scorrimento, con il trackpad o trascinandola. L’ordine è il suo: il primo passo è una conversazione, l’ultimo è camminare con le proprie gambe. La stessa agenda torna in fondo al sito, pensata per fissare gli appuntamenti: si scelgono la visita, il giorno e l’orario.
La pagina sulla bioimpedenza non semplifica nulla e parla di resistenza, reattanza e angolo di fase, perché dietro il tono caldo c’è un professionista che misura. Subito dopo, su un foglietto, la matita scrive una frase presa dai suoi appunti, «Dimagrire non è una guerra contro il cibo e le tentazioni, ma la ricerca dell’armonia con se stessi». La firma che la chiude si scrive sul momento ed è quella vera, ripresa da noi dalla copertina di un suo lavoro sui disturbi alimentari.

Il fuori pista e il Mugello.
Nei suoi appunti l’errore non esiste: «non è un errore, è solo un fuori pista». Sa di cosa parla, perché ha corso in kart fino a vincere il Trofeo «Le Querce» e oggi la moto è la sua compagna di tutti i giorni. Quella parola ha dato forma alla sezione sullo sport, che va dalla sala di danza al paddock della MotoGP: mentre si scorre, la matita ripassa il tracciato del Mugello, ricavato dalla pianta reale del circuito. Il messaggio per chi sbaglia e il mondo di chi gareggia stanno nello stesso disegno.

Un cerchio, un solo gesto.
Il dottore ha praticato kung fu e jiu-jitsu e crede profondamente nella filosofia delle arti marziali: la forza nasce dall’equilibrio, non dalla rinuncia, e la costanza vale più della forza. È un principio che porta anche a tavola, e da qui è nata la sua identità. Abbiamo progettato per lui un ensō, il cerchio che nella tradizione zen si traccia in un solo gesto, senza staccare il pennello, e ne abbiamo fatto il suo logo e il suo marchio: lo stesso principio del tratto unico, arrivato da un’altra strada. Nel sito il simbolo ha una sezione propria, dove si disegna davanti a chi legge, così chi lo vede accanto al nome sa da dove viene.

Colori e caratteri da scrivania.
Noce e cuoio, carta e avorio, ottone e grafite, e il blu ardesia che arriva con l’acquerello. È la tavolozza di una scrivania, non di un ambulatorio, e toglie l’aria clinica per chi viene a parlare del proprio rapporto con il cibo. I titoli sono in EB Garamond, con il tono pacato di un libro, i testi in Karla e le note in Homemade Apple, una scrittura a mano. Nel sito non c’è il verde della salute né la frutta di repertorio, e nessun confronto tra corpi prima e dopo.
Un ritmo senza cronometro.
Anche il modo in cui la pagina si muove è una scelta. Il caricamento è una schermata blu, lo stesso blu dei pulsanti, con il suo nome e una barra sottile che si riempie: dura lo stretto necessario. Poi le soste vere sono solo cinque: la prima schermata, «Chi seguo», il metodo, la frase e la pista. Altrove si scorre liberi, anche di una riga sola, per leggere con calma.
Lo stesso vale per il modo di ricevere. Prima di scegliere una visita si legge come funziona, e le durate sono solo indicative, perché nelle sue parole «non si viaggia con il cronometro». A chi abita vicino consiglia sempre lo studio, dato che per il suo approccio il rapporto dal vivo è fondamentale. Telefono e WhatsApp portano a lui: «rispondo io». Il sito non usa statistiche né sistemi di tracciamento, e per chi legge di disturbi alimentari anche questa è una forma di rispetto.
Una vita in una pagina.
Il percorso ha una pagina sua, «Chi sono», scritta in prima persona: la veterinaria, la laurea in Dietistica a Perugia, il kit di sopravvivenza con la Marina Militare e l’articolo del maggio 2008, la conferenza di Foligno del 2024 con il piatto ricevuto come riconoscimento, i lavori sui disturbi alimentari e sull’obesità, la formazione anno per anno, le passioni. Le foto sono poche e scelte e stanno in riquadri in stile Polaroid che, a ogni cambio, seguono la grandezza della foto; i documenti si aprono grandi per essere letti davvero. È il contrario di un curriculum in un elenco: si capisce come una persona è arrivata a lavorare in questo modo.
Ogni scelta porta il suo nome.
La prova più semplice è togliere il nome e vedere che cosa resta. L’iceberg è la sua frase, il tratto unico viene dai suoi schemi, l’agenda è quella dei suoi appuntamenti, il fuori pista è la sua pista, l’ensō viene dalle arti marziali in cui crede, la firma è la sua mano. Sono materiali che appartengono a una sola persona, per questo il sito non si può riutilizzare per nessun altro.
Per chi cerca un dietista la differenza è concreta: prima ancora di telefonare ha capito come ragiona la persona a cui sta per raccontare il proprio rapporto con il cibo. Un sito su misura può fare anche questo.
I risultati.
Qui non trovi numeri su visite e prenotazioni. Scriviamo solo dati reali e misurati, e li aggiungeremo quando ci saranno.